Stintino
3º Tappa
9 Novembre - 16 Novembre 2025
A Stintino ci sono arrivato di primo pomeriggio, di domenica. Era il 9 novembre e il tempo non era dei migliori;
dopo millemila ore di viaggio in solitaria ho trovato ad accogliermi un paese silenzioso popolato da un gruppo di pescatori improvvisati che adescavano i pesci con dei gnocchi di patate scaduti.
Pescatori Digitali era già iniziato da qualche giorno e Stintino, che a novembre si svuota dai moltissimi turisti che ogni anno timbrano il cartellino per fare un bagno alla Pelosa, da 2 anni ospita questo coliving internazionale di mezzo autunno.
Proprio il ritmo è stato il centro attorno al quale si è svolto il mio lavoro in quei giorni:
sveglia presto e uno sguardo al mare dalla finestra della camera; breve passeggiata al porto, caffè e sigaretta; colazione alla casa madre; mattinata di lavoro al coworking; pranzo; altra passeggiata; di nuovo a lavoro; cena tutti assieme deliziati dalle magnifiche cene di Pilar e Louie ; dopocena lungo, spesso passeggiata di gruppo prima di andare a dormire, cullati dal rumore delle onde.
La casa dove sono stato ospite aveva infissa all’ingresso una vecchia foto di Stintino. È stata lei a farmi cambiare totalmente idea sull’opera che stavo per realizzare.

Avevo l’idea di una città spaccata in due: metà luce, metà buio. Volevo qualcosa di etereo e fantastico, più vicino alla magia delle citta invisibili che alla realtà. Una gemella di Sofronia, con le giostre e il circo l’estate che diventa città severa in inverno.
Mi sembrava inevitabile toccare il tema del turismo e dell’assenza che segue ogni stagione. Ma non volevo si percepisse un tono polemico e giudicante nell’opera. Volevo qualcosa di dolce e simbolico.

Poi, col passare dei giorni mi sono reso conto di una cosa: che Stintino le sue radici più profonde ce le ha nella pesca.
Nasce per la pesca, cresce per la pesca e rimane ancora oggi un piccolo paese di pescatori. E non di pescatori qualsiasi ma di pescatori di tonni.
Senza la pesca al tonno e le tonnare Stintino molto probabilmente non sarebbe mai esistita e il museo MuT ne è la dimostrazione.
Proprio al museo MuT doveva trovare casa l’opera, almeno nell’idea iniziale; ma poi è stato più naturale lasciarla al Tiny coworking, mio ufficio per tutta la durata della residenza, luogo vivo e connesso con il resto del mondo, casa di Fabrizio e di Absentia, che tiene accesa la giostra anche per quei pochi che rimangono tutto l’anno.








