Il mio lungo viaggio con il fil di ferro è partito da qui.

Mi ero appena trasferito in Sardegna e sono rimasto affascinato dalle forme che i vento dava ai ginepri.

Prima di allora avevo già fatto qualche piccolo esperimento con il fil di ferro ma nulla di serio, giusto qualche brutto alberello fatto in quei momenti in cui non riesco a far stare ferme le mani.

Ma stavolta era diverso: avevo osservato, mi ero perso nelle forme e nei movimenti dei tronchi, delle radici e delle chiome.

E avevo sentito la necessità di ricreare quell’armonia.

Creare alberi è ed è sempre stato per me puro flusso creativo senza nessun tipo di condizionamento.

Dapprima i ginepri, poi pezzi di legno trovati in campagna che mi evocavano nuove forme da incastonare; foreste di roccia, agavi sospese sui precipizi, radici aggrappate a monconi di terra.

Poi l'ossessione per i bonsai giapponesi:

le forme, le composizioni e quella ricerca maniacale della forma perfetta.
Forme innaturali che soddisfano l’ego e illudono l’essere umano di poter governare gli elementi.

Alberi sempre più grandi, forme sempre più complesse ma sempre il solito approccio:

 la ricerca della perfezione, uno passo alla volta, sempre con calma, godendosi il viaggio in un esercizio di pura meditazione che mi connette profondamente a me stesso.

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